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Marco RINDORI Natura senza tempo (Timeless nature)

Catalogo Mostra Accademia d’Arte a Montecatini 2006

Edizioni Accademia d’Arte, Montecatini, 2006

Le nuove opere del raffinato artista marlianese sono interpretate come fossero specchio di mondi speculari da una parte la realtà nel suo stato apparente e dall’altra le cose sognate in segreto nell’assenza del tempo. L’uomo è soprattutto una creatura del tempo, perché il tempo è il vero elemento nel quale si nasce, si vive e si muore. Anzi, come ben ci rappresneta Francesco Goya in “Crono divora i suoi figli” al Museo del Prado, potremmo perfino dire che siamo essere divorati dal tempo. Espressione di tutto ciò l’opera di Rindori vuol essere un tributo alla Natura, ai luoghi senza tempo ai ricordi che affiorano integri nella memoria.



MARCO RINDORI - NATURA SENZA TEMPO

Sulle colline pistoiesi, in un piccolo centro – Marliana – ove l’inverno domina e l’odore della legna brucia nei camini, lavora Marco Rindori. Il suo studio si affaccia sulla vallata ed è in questo spazio che il pittore fiorentino realizza sapientemente le proprie opere.
Di recente, alcuni suoi quadri, ispirati alle scene di Jan Bruegel, Pieter Paul Rubens,Frabs Synders e Luis Melendez, sono stati particolarmente ammirati all'interno della mostra “Da Renoir a Klee. Autentici o ingannevoli, tra beffe e riscoperte, per non dimenticare Modigliani” curata da Valerio Biscalkin e Alessandro Vezzosi per l’Accademia d’Arte di Montecatini.
Se è vero che il pittore ha saputo, come pochi altri, appropriarsi della tecnica esecutiva dei grandi maestri del passato, compiendo approfonditi studi per ricomporre in proprio quel particolare colore o per trattare i supporti pittorici fino a renderli il più possibile simili all’antico, non sì è mai però fermato al mimetismo e tanto meno alla falsificazione.
Il suo lavoro è stato più volto a riscoprire i caratteri della bellezza dalla Scuola olandese, fiamminga, spagnola, italiana ed a disseppellire quella tecnica, ormai in disuso, piuttosto che a sfruttare i vantaggi di riproduzioni fedeli per un mercato dell’arte inquinato dalla ricorrente pseudo-cultura del “falso d'autore”.
Rindori si è servito della ricerca sull’arte antica per compiere un viaggio a ritroso, per riscoprire la qualità del lavoro artigianale di quel tempo lontano che ancora oggi, con la sua straordinaria bellezza, riesce ad incantare, anche se per solo pochi istanti, lo scorrere del tempo, facendo percepire il mistero dell’eternità e dell’immanenza nella dimensione a-temporale della memoria.
Ed è proprio in questa dimensione di assenza di tempo (timeless) diversa e più profonda, tipica del sogno onirico e della memoria, che si applicano regole totalmente diverse da quelle dello scorrere del tempo. Rindori, infatti, quando è passato alla sua personale produzione - dopo essersi misurato con il grandi del Rinascimento con opere quali “La dama con l’ermellino” di Leonardo,“Il giudizio universale” e “Il Tondo Doni” di Michelangelo - si è soffermato a dipingere la dimensione a-temporale del sogno onirico “Ritorno all’innocenza”, “Utopia il regno del sogno”, la memoria “L’armadio del prete” , la ciclicità delle stagioni “Primavera”, “Voglia d’autunno”, “Ancora autunno” e poi le stagioni della vita “Età dell’uomo”, “Omaggio alla madre” .
Nella sua produzione personale collimano Time e Timeless. Il tempo fisico e il tempo psicologico. La percezione della durata e la sensazione prodotta dagli stati d’animo, la percezione dell’orologio biologico della vita e l’immaginazione dell’infinito e dell’eternità. L’uomo è soprattutto una ‘creatura del tempo’, il tempo è il nostro vero elemento nel quale si nasce, si vive e si muore. Anzi, come ma ben ci rappresenta Francisco Goya in “Saturno divora uno dei suoi figli” al Museo del Prado, potremmo perfino dire che siamo “esseri divorato dal tempo”.
Espressione di tutto ciò, l’opera di Rindori vuol essere un tributo alla Natura, ai luoghi senza tempo, ai ricordi che affiorano integri nella memoria, ma vuol anche sottolineare la transitorietà e la caducità dell’esistenza dell’uomo.
L’aspetto più interessante della sua pittura è questo doppio sguardo dal passato al futuro con cui riesce da un lato ad utilizzare magistralmente le tecniche della pittura seicentesca e dall'altro ad ascoltare e rappresentare allo stato nascente la propria visione interiore, calata in uno spazio vuoto che contrasti con il ritmo frenetico ed estraniante della vita quotidiana .
Il tempo è la realtà, ma è nel senza-tempo che si origina il divenire. La realtà è solo uno specchio di quello che l’uomo crea laddove l’immaginazione opere fuori della cadenza quotidiana delle ore e dei giorni. Se nel tempo siamo vincolati nell’assenza di tempo siamo creatori.
Esemplare è in tal senso l'opera “Pesche su panneggio - dubbi”, dove egli si apre ad ascoltare la parte più profonda e intima di se stesso. La campitura del quadro è tutta interessata dal bianco panneggio che ricopre un tavolo sul quale sono poste due frutti, uno dei quali una è racchiuso dentro un sacchetto di cellofan trasparente. L’inquadratura non lascia intravedere altro. L’artista tutto immerso in questo velario, riflette tra mille dubbi, sulla modalità del proprio essere (dubito ergo sum, secondo Cartesio).
Qui i bianchi assorbano tutti i colori dell’iride e diventano rosa, giallo, marrone, verde, grigio per gareggiare ancora con le trasparenze e delle venature luminose del contenitore di plastica. Non ci sono certezze, ma solo sfumature di senso.
I due frutti si contrappongono per la loro dislocazione e per la loro conformazione: l’uno elevato e libero, l’altro pesante e prigioniero.
Anche Platone diceva che la realtà è fenomenica, allo stesso modo del mondo delle ombre. Come se ci fossero due mondi speculari: da una parte la realtà, dall’altra il suo stato apparente. La vita funge da specchio e riflette quello che noi abbiamo progettato, immaginato, pensato, sognato nell’assenza di tempo e rispetto a ciò che poi vediamo svolgersi nel tempo.
Per tutto questo Rindori ha, come pochi altri, la rara capacità di innestare reminiscenze e sedimentazioni di una natura interpretata dal vero, per rappresentare, sempre con una eccezionale padronanza tecnica, l'interiorità delle cose immaginate in segreto e rese ancor più evidenti nella loro ricchezza cromatica.

Febbraio 2006

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dr.ssa Veronica Ferretti, e-mail veronica@ferrettiarte.it

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